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Salute

Cos’è la vulvodinia?

vulvodinia
La vulvodinia è una malattia difficile da diagnosticare e difficile da curare, ma che colpisce ogni anno tante donne nel mondo. La vulvodinia è poco conosciuta e il rischio sta nel fatto che si scopre di esserne affette solo una volta che essa è degenerata. Ma di cosa si tratta nello specifico?

La vulvodinia si manifesta con una sensazione dolorosa cronica avvertita da almeno tre-sei mesi, nella zona dei genitali esterni e che non si manifesta con segni visibili o con lesioni. Le cause principali di questa malattia, ancora tutte da accertare, possono essere spontanee oppure derivare dall’inserimento di tamponi vaginali, da una visita ginecologica o anche da un rapporto sessuale.

Non esiste un target specifico di età per le donne che soffrono di vulvodinia e il dolore che la accompagna è definito ‘urente’, ovvero si manifesta con fastidio perenne, con bruciore diffuso e anche con secchezza vaginale. Molto dolorosa, questa malattia lo diventa ancor più con il contatto, sia con indumenti sia con rapporti sessuali o la visita ginecologica che diventano davvero difficili da affrontare.

Esistono dei rimedi per la valvudinia? Purtroppo la malattia non è stata studiata in modo profondo, perché pochi sono i casi effettivamente disponibili per lo studio, anche se abbastanza diffusa è la sua presenza in tutto il mondo. Trattandosi di un fenomeno molto doloroso, le zone intime diventano un bersaglio psicosomatico, quindi i soggetti sono portati alla chiusura e anche alla riservatezza assoluta.

La cura ideale guarda innanzitutto a precedenti infezioni vaginali, lesioni o irritazioni dei nervi che possono averla scatenata. Dal punto di vista medico si attua quindi un esame obiettivo del vestibolo vulvare e lo “Swab-test”, che si effettua esercitando una pressione con un bastoncino di cotone nell’area vulvare. Una volta accertata la malattia si procede quindi con cure che uniscono l’ambito ginecologico a quello neurologico, fino a quello dermatologico, urologico e psico-sessuologico. La risoluzione del problema è, infatti, variabile da donna a donna e non esiste un protocollo di cura univoco per questa particolare quanto dolorosa patologia.

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