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Dessert

Non chiamatelo dessert: la crêpe nella tradizione bretone

Si dice che viaggiare ci renda più complessi, sofisticati e profondi. Tuttavia, se parliamo di cibo, quando un piatto attraversa i confini spesso viene semplificato: un messicano potrebbe offendersi se gli dicessimo che una tortilla serve solo a fare i taco; allo stesso modo, uno spagnolo potrebbe prendersela nel sentirci dire che la versione spagnola delle tortilla altro non è che un composto di patate e uova, e che solo le tapas sono degne di un menù; come del resto un italiano potrebbe non voler continuare una conversazione che inizia con “La cucina italiana è tutta pizza e pasta”. E in Bretagna, nella Francia nord-occidentale, un profano potrebbe commettere il grave errore di pensare che la crêpe sia solo un dolce che fa rima con cioccolato, Nutella, crema o – al massimo –gelato.

Per i bretoni la crêpe è il piatto nazionale, un cibo speciale che può essere al contempo antipasto, portata principale e – naturalmente – dessert. La regione ha più di 1500 creperie che vendono pancake di ogni dimensione e gusto. La crêpe qui è un genere alimentare di base e un piacere che può essere degustato tanto nelle bancarelle di strada quanto nei ristoranti di alta classe. Non solo: a Rennes, la città principale della regione bretone, l’apertura di una creperia è vista talvolta come la soluzione più plausibile per un giovane che voglia far carriera.

Crêpe Suzette

Sappiamo che i bretoni facevano crêpe già nel Medioevo: una sorta di focacce che hanno gareggiato per anni, nella dieta locale, col pane lievitato. Esse vennero inizialmente cotte su pietre calde; poi, quando nel XII secolo il grano saraceno fu importato dall’Asia, nacquero le gallette, oggi varietà standard della regione. Nel corso del tempo diversi ingredienti vennero usati come ripieno, e piastre di ferro erano il mezzo comune per la loro cottura. Abbiamo testimonianze risalenti al XV secolo dell’usanza dei contadini di portarsi le crêpe nei campi: questo è stato, ed è infatti, lo spuntino bretone per eccellenza.

L’evoluzione di lusso nella preparazione della crêpe è certamente la Crêpe Suzette. La sua origine non è chiara, benché esista una storiella popolare secondo cui sarebbe nata da un incidente (non diversamente da tante altre grandi invenzioni). Si dice infatti che Edward, principe di Galles, nel 1896 fosse in visita al Café de Paris di Montecarlo. Un giovane cameriere, Henri Charpentier – che più tardi sarebbe diventato cuoco di Rockfeller – accidentalmente diede fuoco al liquore d’arancia che era stato versato sulla crêpe dal principe. Dopo lo spiacevole incidente, il cameriere assaggiò la salsa nervosamente, temendo che quel dessert sarebbe stato la sua rovina. Con sua grande sorpresa, invece, scoprì che aveva appena creato un nuovo, delizioso piatto. Il principe di Galles, entusiasta della ricetta, chiese come si chiamasse, e in suo onore Charpentier rispose “Crêpe Princesse”. Ma il principe diede un altro suggerimento, in segno di rispetto per la sua dama di compagnia, proponendo di cambiare la “Crêpe Princesse” in “Crêpe Suzette”.

Così, ricordando che esiste una crêpe per ogni occasione, c’è ancora una cosa che dovete tenere a mente se non volete rischiare di offendere una persona di Rennes. E cioè che una crêpe è più buona se accompagnata da sidro bretone, servito – se possibile – in una tazza di ceramica. Ma capiterà che il cameriere di una creperia vi chiederà semplicemente il tipo di sidro che vorrete bere, togliendovi così da ogni impaccio. Dopotutto, quando si tratta di bevande nazionali, si deve rispettare la tradizione!

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