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Cinema

Un grido di speranza nella Napoli degradata dai rifiuti: L’arte della felicità

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Il progetto coraggioso di un gruppo di trentenni napoletani

L’animazione per adulti in Italia è così marginale da diventare quasi motivo di biasimo: se provi a dire a qualcuno ‘Vado a vedere un cartone al cinema’, come minimo ti prenderanno per pazzo o per uno di quei nerd mai cresciuti davvero. E invece delle piccole perle vengono prodotte anche qui, in Italia, e proprio a Napoli, la città più invivibile del Paese (stando alle ultime stime del Sole 24 Ore), da giovani disegnatori, grafici e informatici che si sono riuniti per realizzare L’arte della felicità, un film d’animazione per adulti che cerca di capire se è possibile essere felici durante la crisi che stiamo attraversando. Animazione per adulti che qui da noi è un modo di fare cinema totalmente nuovo, e che invece all’estero (in Francia, ma soprattutto in Oriente) è da decenni una forma d’arte apprezzata dal pubblico e dalla critica. A dimostrare la differenza tra noi e gli altri c’è la distribuzione di questo film, presente in appena una decina di sale in tutta Italia, ma già rivenduto al di fuori della penisola e presentato al Festival del Cinema dell’India (ha già vinto il primo premio come migliore debutto cinematografico al Raindance di Londra).

Sergio Cometa, ex musicista fallito, si è arreso alla vita: svolge senza passione il lavoro di tassista, gira in tondo intorno al Vesuvio giorno dopo giorno, decide di non voler più tornare a casa e di dormire nel suo taxi. In un caleidoscopio di ricordi e di incontri faremo la conoscenza dei clienti di Sergio, che vanno e vengono lasciando il tassista sempre più solo con i suoi fantasmi. Una carriera sprecata, un fratello lontano e da cui si sente tradito, ma soprattutto una società in cui Sergio non si riconosce più, troppo logica e perbenista per poter essere la sua: La realtà non si allontana di un centimetro dai vostri pensieri, ma i vostri pensieri non cambiano di un centimetro la realtà, dirà Sergio in uno sfogo accorato.

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Un film sicuramente coraggioso, nella scelta del genere d’animazione e nel tema – la ricerca personale della felicità – che accende la speranza anche su una città perduta come Napoli, nel film sempre rappresentata sotto una pioggia battente, tra i cassonetti strapieni e la spazzatura ad ogni angolo di strada. La crisi è anche un momento per ripensare i propri parametri e per cambiarli, ecco perché ha senso investire nell’animazione per adulti in tempi di crisi, sembra dirci il regista Alessandro Rak. Forse è possibile una rinascita, o perlomeno un cambiamento radicale, che ci permetta di vivere al meglio anche in questi tempi tanto duri. L’arte della felicità parla anche di futuro e della speranza che i giovani oggi non hanno più (sono quasi tre milioni in Italia i giovani che non hanno lavoro e che neanche lo cercano, i cosiddetti ‘rartefelicita2assegnati’): ecco perché nella produzione del film sono stati impiegati tanti giovani talenti, tutti partenopei: artisti, cantanti, disegnatori, ingegneri, che hanno deciso di fare la loro parte per cambiare un po’ le cose.

Finché gli artisti non scenderanno dal taxi, finché i poeti serviranno ai tavoli, questo Paese andrà dritto verso il baratro. Insomma liberatevi, liberiamoci, diciamo basta ai lavori che non ci rappresentano, al sistema che ci fa schifo ma che sotto sotto ci può fare anche comodo. Cerchiamo di svegliarci, come ha fatto Sergio, dopo un lungo cammino all’interno di se stesso. E, come dice Alfredo Cometa, il saggio fratello buddista del protagonista, La tristezza te la danno via a poco, ma anche la felicità non costa nulla. Tu cosa scegli?

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