Bellezza viso
Sorriso più luminoso: cosa dice la normativa sui kit sbiancanti e perché il fai da te può costare caro
Un sorriso curato fa parte della cura di sé quanto la pelle o i capelli, ed è comprensibile che molte persone cerchino un modo semplice per schiarirlo senza passare ogni volta dallo studio. Il mercato offre strisce, penne, dentifrici “whitening” e una lunga lista di rimedi naturali. Non tutto, però, funziona allo stesso modo, e alcune scorciatoie lasciano denti più sensibili senza schiarirli davvero. Vediamo cosa c’è da sapere prima di iniziare.
Perché i denti cambiano colore
Il colore che vediamo dipende soprattutto dalla dentina, lo strato giallastro che sta sotto lo smalto. Lo smalto è semitrasparente: più è sottile, più la dentina traspare. Caffè, tè, vino rosso e fumo lasciano poi pigmenti sulla superficie, mentre altre colorazioni nascono all’interno del dente, per esempio a causa di farmaci, traumi o di un dente devitalizzato.
Questa distinzione è importante, perché solo le macchie superficiali si rimuovono con una buona igiene professionale, mentre per cambiare il colore intrinseco del dente serve un vero agente sbiancante a base di perossido. Tutto il resto, nel migliore dei casi, toglie solo le pigmentazioni esterne. Una base solida resta comunque la cura quotidiana: per chi vuole una guida semplice su come mantenere i denti sani, dallo spazzolino adatto alla scelta del dentifricio, vale la pena partire da lì prima di pensare a qualsiasi trattamento estetico.
Cosa dice la normativa europea
In Europa gli sbiancanti dentali rientrano tra i prodotti cosmetici e la quantità di perossido di idrogeno è fissata per legge, secondo la Direttiva 2011/84/UE. Le regole sono due:
- fino allo 0,1% di perossido di idrogeno (presente o liberato) i prodotti possono essere venduti liberamente: è il caso di dentifrici, collutori, strisce e penne che si trovano in farmacia, al supermercato o online;
- tra lo 0,1% e il 6% i prodotti possono essere venduti solo ai dentisti, con la prima applicazione riservata allo studio o fatta sotto la sua supervisione, e non sono utilizzabili sotto i 18 anni.
In pratica, un prodotto da banco a norma contiene una quantità molto bassa di agente sbiancante. Per questo molte persone raccontano risultati modesti dopo settimane di strisce o dentifrici. Se un prodotto venduto online promette concentrazioni più alte senza passare da un dentista, o non è conforme oppure usa sostanze alternative di cui si conosce poco l’effetto sullo smalto.
Strisce, penne e dentifrici: cosa aspettarsi
Le strisce si adattano male ai denti non perfettamente allineati e il gel può toccare le gengive. Le penne lasciano uno strato di gel che la saliva rimuove in fretta, quindi l’effetto è contenuto. I dentifrici whitening agiscono soprattutto in modo meccanico o con correttori ottici, e aiutano a mantenere il risultato di una pulizia, ma non cambiano il colore di base. Usati con troppa energia e con uno spazzolino duro, possono contribuire all’usura dello smalto.
Bicarbonato, carbone e limone: i rimedi che sembrano innocui
Sono i consigli più condivisi sui social e anche quelli che i dentisti vedono più spesso dietro a smalto consumato e gengive irritate.
- Il bicarbonato non sbianca: è un abrasivo. Strofinato spesso e da solo leviga lo smalto e, assottigliandolo, rende la dentina più visibile, con denti più sensibili.
- Il carbone attivo è molto di moda, ma le revisioni della letteratura non hanno dimostrato né la sicurezza né l’efficacia, e alcuni studi segnalano abrasione dello smalto.
- Limone, aceto e frutta acida contengono acidi che demineralizzano lo smalto; spazzolare subito dopo amplifica il danno.
Un’immagine aiuta: lo smalto è come la vernice trasparente di un mobile in legno. Si può pulire e lucidare, ma se la si carteggia ogni giorno si arriva al legno, e lo smalto, a differenza della vernice, non si ripassa.
La sensibilità: l’effetto collaterale più comune
Qualsiasi trattamento a base di perossido può dare una fitta al freddo nelle prime ore, che di solito passa da sola in pochi giorni. È più probabile se le gengive sono ritirate, se lo smalto è già eroso o se ci sono piccole carie. Se il fastidio è intenso o dura, la regola è sospendere e farsi vedere.
Quando conviene una visita prima di iniziare
Vale la pena chiedere un parere al dentista se:
- ci sono carie, gengive che sanguinano o tartaro visibile;
- sono presenti otturazioni, faccette o corone nei denti anteriori, che non si schiariscono e potrebbero risultare più scure dei denti naturali;
- un solo dente è più scuro degli altri;
- le macchie sono bianche, a chiazze o a bande;
- si è in gravidanza o in allattamento, o si hanno meno di 18 anni.
Chi desidera un percorso domiciliare con basi più solide può informarsi su come funziona lo sbiancamento denti a casa seguito da un professionista: dopo visita e igiene, con mascherine su misura e controlli, in modo che concentrazione e tempi siano scelti sui propri denti. Il risultato non è permanente, ma con qualche attenzione nelle ore successive (meno caffè, tè e vino rosso) e igiene professionale regolare si mantiene più a lungo.
La conclusione è semplice: un sorriso più luminoso è un obiettivo legittimo, e il modo più sicuro per raggiungerlo parte da capire da dove arriva il colore, non da una polvere trovata online.
