Arte
I paesaggi surreali di Dalì
Il surrealismo sono io! Questa la celebre citazione dell’artista Salvador Dalì, pronunciata a seguito dell’allontanamento dal movimento surrealista di cui faceva parte e causato da divergenze politiche nel 1934.
Forse troppo sicuro di sé, forse per alcuni tratti megalomane… Di sicuro precursore nel sostenere tale tesi; infatti se oggi si parla di Surrealismo, non si può non associare il movimento artistico del Novecento a questo eccentrico pittore catalano che con i suoi dipinti ispirati a Port Lligat, ha dipinto paesaggi surreali dalle sembianze oniriche che rappresentano il confine fra realtà e immaginario, l’incertezza fra il desiderio e il pudore, il limite fra possibile e impossibile, il paradosso e l’irrealtà.
Ricordato soprattutto per gli orologi che si sciolgono al sole (Gli orologi molli) raffigurati nel dipinto che poi fu chiamato da chi lo valutò La Persistenza della memoria, nei suoi quadri Dalì ha descritto non soltanto sogni e inconscio, ma anche allucinazioni, istinti sessuali, il delirio e la paranoia.
Dando una forma ai turbamenti interiori, li ha collocati in un paesaggio aspro, metafisico e ricco di sfumature che conferiscono all’ambiente una sensazione di infinito. Spazi sconfinati, in un luogo che fa da scenario al susseguirsi di oggetti e personaggi, che si evolvono come fossero un ricordo confuso – talvolta un incubo – pensato dalla mente umana.
NOTE IMMAGINI: Mostro molle in un paesaggio angelico, 1977.

