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Teatro

Libri da ardere al Teatro Elfo Puccini di Milano: “L’inferno è il freddo”

“Se ci mettessimo a bruciare i libri, allora davvero avremmo perso la guerra.”

A cosa sareste disposti a rinunciare, pur di scaldarvi, in un inverno di guerra, senza più cibo, senza riparo, con il rischio che ogni giorno che vivete sia l’ultimo? In Libri da ardere, spettacolo teatrale ora all’Elfo Puccini di Milano, di Amélie Nothomb, ci si pone il quesito (morale?) se sia giusto o no bruciare dei libri, i libri tanto amati, pur di sopravvivere.

Siamo in una città – forse dell’Est Europa – distrutta dalla guerra, è inverno, i bombardamenti si susseguono e in casa di un professore universitario sulla cinquantina si rifugiano due studenti, ormai senza più casa: Marina, studentessa all’ultimo anno, e Daniel, assistente del professore. Non sappiamo bene né dove né quando sia ambientato Libri da ardere, che è la prima e ultima (finora) opera teatrale della Nothomb.

Marina è la più freddolosa, il freddo la pervade, le entra nelle ossa, non le dà modo di pensare ad altro, non riesce a fare altro che a escogitare modi per riscaldarsi. E dunque è anche la prima a proporre di usare i libri per alimentare la stufa. Daniel e il professore inizialmente sono recalcitranti, ma alla fine cedono. E pian piano, va in fumo tutta la libreria.

Cristina Crippa, attrice, regista e fondatrice nel 1973 del Teatro dell’Elfo, è un’assidua lettrice della Nothomb. Nel 2006 ha scelto di portare in scena Libri da ardere, e ora, a distanza di dieci anni dalla sua ultima replica, lo spettacolo viene riallestito con Elio De Capitani, ora come allora nel ruolo protagonista, e con due nuovi interpreti: Angelo Di Genio (che è bravo e splendente e combattivo come un giovane Alessio Boni) e Carolina Cametti (a sostituire Elena Russo Arman e Corrado Accordino).

“Leggo ogni frase con lentezza e circospezione e a ogni frase mi chiedo: C’è in questo soggetto, in questo verbo, in questo complemento, in questo avverbio, c’è qualcosa, qualsiasi cosa che valga una bella fiammata dentro una stufa? Il senso profondo (o supposto tale) di questa frase è più necessario alla mia vita di un grado in più dentro questa stanza?”

“L’inferno è il freddo”

Ma torniamo alla città di Libri da ardere. Un tempo, questo luogo aveva avuto una rinomata università e una brillante vita culturale, ma ormai è semidistrutta dai bombardamenti e ridotta alla fame. Pian piano il freddo, che domina la scena, sovverte le normali regole di convivenza, spinge a comportamenti assurdi, isterici, e porta infine alla decisione di bruciare i libri per riscaldarsi, anche se solo per pochi minuti.

Sì, i libri: ma da quale cominciare? C’è una cattiva letteratura che val la pena di ardere, o bisognerebbe sempre e comunque evitare di compiere un gesto che ci accomuna alle bestie?

libri da ardere elfo puccini

Difficile tremare di freddo con indosso dei cappottoni, in un teatro riscaldato e in una serata piuttosto mite per il novembre milanese, ma i tre protagonisti ci riescono benissimo. Da più parti è stato elogiato il talento di De Capitani, che nel ruolo del professore la fa un po’ da padrone, ma anche gli altri due protagonisti si spendono sulla scena, ce la mettono tutta, commuovono, spaventano, gridano, coinvolgono.

I tre tremano, si dibattono, faticano a concepire l’idea di poter bruciare un libro, ma alla fine cedono. Di fronte alla crudeltà e all’indifferenza della guerra, tutte le leggi umane sono sconvolte, come diceva Tucidide. Non c’è un lieto fine né una speranza, sebbene, come afferma il professore, la guerra terminerà, come tutte le attività umane. E allora ci sarà ancora voglia di ballare, sposarsi, leggere, vivere!

E noi, fino a che punto siamo disposti a cedere sui nostri principi, quali libri siamo disposti a bruciare, pur di “stare al caldo”?

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