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I gatti dell’Hermitage difendono i quadri dai topi
La scienza ogni tanto ricerca le soluzioni ai problemi comuni nelle scelte più semplici. Questo è ciò che accade fin dal lontano 1764 al meraviglioso museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, il quale è ‘dotato’ di una squadra di ben 60 gatti che si occupano di stanare e di cacciare i topi che potrebbero minare il pregio delle opere d’arte esposte.

Dall’epoca di Caterina II di Russia l’Hermitage ha ospitato vere e proprie colonie di gatti, che vivono indisturbati fra i saloni del museo e che sono diventati leggendari tanto quanto le opere esposte al pubblico. Solamente durante la Seconda guerra mondiale i gatti scomparvero dal museo, in quanto venne stabilito un piano per mettere al riparo le preziose opere d’arte, che vennero tolte dal museo e quindi i felini se ne andarono con esse.
Ma oggi più che mai i gatti affollano le sale del museo e sono nutriti e coccolati da un amorevole gruppo di volontari. Non si tratta di gatti randagi, ma di verie e proprie ‘archistar‘ che dispongono ognuno di un passaporto identificativo con tanto di foto e di un giorno all’anno in cui vengono celebrati. Si tratta del 28 marzo, il giorno in cui il museo celebra la ‘giornata del gatto dell’Hermitage‘.
Anche se la notizia può sembrare semplice, è stimato che il migliore metodo per liberare un luogo dai topi, anche quelli più infestati, è avere dei gatti. I gatti non solo si occupano di cacciare i roditori, ma segnano il territorio in modo da scoraggiare la proliferazione degli stessi. Il risultato? I topolini hanno perso la battaglia ancor prima di iniziarla, quindi sloggiano e cercano un altro luogo dove vivere, anche se quello prescelto aveva tutte le carte in regola. Prova ne è che in paesi asiatici dove non ci sono gatti diffusi la proliferazione dei topi è incredibilmente alta e il livello dei roditori ha raggiunto quantità decisamente problematiche.
