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Prezzi uguali per donne e uomini

tassa rosa

Solitamente le donne spendono più degli uomini in cosmetica e abbigliamento ma, a quanto pare, questo dato di fatto ha condotto le catene della grande distribuzione ad applicare delle disparità di prezzo sui prodotti in vendita nei loro stores dislocati nel territorio francese. In parole semplici, una confezione di prodotto dedicato a ‘lei’ può costare molto più dello stesso prodotto, in versione maschile.

Si tratta della cosiddetta ‘tassa rosa’, uno scarto nel prezzo di prodotti praticamente identici che penalizza il mercato femminile rispetto a quello maschile. Fa riflettere il fatto che sicuramente le donne sono più propense ad acquistare prodotti di bellezza e capi di abbigliamento, ma il loro potere di acquisto è molto minore rispetto a quello maschile, in quanto gli uomini ricevono stipendi più sostanziosi e, come ben sappiamo, possono contare su un bacino di forza d’acquisto mediamente maggiore rispetto al gentil sesso.

Il fatto è stato portato alla luce dal Collettivo Georgette Sand, che ha dato vita ad una petizione per abolire la cosiddetta ‘tassa rosa‘, considerata sessista e iniqua. La raccolta firme interessa il colosso delle vendite a grande distribuzione Monoprix, ma mira ad estendersi alle compagnie di assicurazione e anche ai parrucchieri. La portavoce del collettivo ha affermato che basta fare un semplice giro per gli scaffali, per accorgersi che la stessa confezione di shampoo può costare 13 euro per la versione femminile e 8 per la versione femminile, così come un camice da lavoro da donna costa 5 euro, contro 4 del modello da uomo.

GelWomanTax

Pascale Boistard, la ministra francese per le pari opportunità, ha condiviso la battaglia del collettivo Georgette Sand, postando su Twitter un’immagine che dimostra come la stessa confezione di rasoi usa e getta propongano un costo diverso per la versione femminile e maschile. La prima costa, infatti, 1,80 euro, mentre la seconda (identica!) costa 1,72 euro. La differenza di prezzo non è così spropositata, ma rivela l’impiego di un marketing sicuramente votato ad approfittare dell’indole femminile e non ad avvantaggiare le classi deboli del paese.

In ogni caso, la petizione contro la ‘tassa rosa’ ha suscitato un bel polverone e le grandi catene di distribuzione dovranno correre al riparo, perché le donne sono sicuramente portate a spendere per la loro bellezza e per il loro stile, ma sono altrettanto attente a non farsi imbrogliare in modo così gratuito. Per una volta il marketing aggressivo ha miseramente fallito e la rete si è rivelata amica nelle denunce sociali di ogni giorno.

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