Connect with us

Psicologia

Autolesionismo Femminile: cos’è e come si combatte

autolesionismo farsi male

Foto __april

L’Autolesionismo Femminile è un problema che negli ultimi decenni ha subito una impennata non indifferente nel riscontro dei casi. Conosciuto nella dimensione anglosassone come Self-Harm Syndrome, esso ha attirato l’attenzione di diverse figure professionali come psicologi, psichiatri e medici.

Nella sua accezione più generale, l’Autolesionismo Femminile viene identificato e riscontrato in tutti quei comportamenti presentati da donne, solitamente giovani o adolescenti, le quali si causano ferite più o meno gravi al proprio corpo, sia in maniera volontaria che inconscia.

Autolesionismo Femminile: una vera e propria patologia

Data la sua incidenza, la sua estensione a livello demografico e la difficoltà di trattamento del problema, l’Autolesionismo Femminile è oramai considerato una vera e propria patologia, una malattia che non si contrae e non può passare attraverso un contagio, ma che eppure presenta una virulenza sempre più aggressiva, in particolare in alcune fasce d’età.

autolesionismoFoto ♥ Emma in Wonderland ♥

Di Autolesionismo Femminile però non ne esiste un unico genere. Infatti, tale patologia non si manifesta in maniera omogenea, ma viene divisa in alcune categorie, le quali richiedono, a volte, terapie diverse.

  • Automutilazione Grave: fortunatamente poco diffusa, essa porta a danneggiare un organo o un tessuto del proprio corpo, danno che può poi portare anche alla morte.
  • Automutilazione Leggera: la più diffusa, si riscontra in ferite da lama o bruciatura, strappo del cuoio capelluto e percosse.
  • Automutilazione Latente: la più subdola, in quanto si manifesta in forme quali l’anoressia, la bulimia ed il narcisismo convulso.

Per ogni patologia, esiste una cura

Da ciò che si evince, dunque, l’Autolesionismo Femminile è una forma di disturbo mentale che può avere un decorso a tempo determinato, oppure può divenire una vera e propria patologia cronica, ovvero costante nel tempo.

Le terapie non sono mai omogenee l’una con l’altra, ma presentano delle costanti, tra le quali ritroviamo la necessità di, almeno nei casi medio-gravi, uno psicoterapeuta, quel professionista che può andare a riscoprire l’origine del problema.

Infatti, molte volte, l’autolesionista, sebbene sia cosciente delle proprie azioni, si sente mosso da un impulso irrefrenabile che la costringe ad auto mutilarsi, quindi necessita di un aiuto esterno che, in alcuni casi, può essere anche ritrovato in amici e parenti, ma che purtroppo, nella stragrande maggioranza, abbisogna di una figura medica.

Scoprire l’origine del problema è così una delle poche vie attraverso le quali è possibile smuovere le fondamenta della patologia. Infatti, essendo di origine psicologica, l’autolesionismo femminile può trovare una cura se e solo se la paziente ritrova in sé la volontà di guarire.

Continue Reading
You may also like...

More in Psicologia

To Top