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Arabia Saudita: una legge contro la violenza domestica sulle donne

Se persino in un paese “civile” come l’Italia si è finalmente giunti a capire, solo con molta lentezza ed in estremo ritardo, che di primaria importanza era l’introduzione di una legge anti femminicidio a tutela e protezione delle donne vittime della violenza di genere, quasi stupisce il passo avanti dell’Arabia Saudita, il cui Governo ha varato una legge che inquadra come reato ogni forma di violenza domestica.

E’ una vera e propria rivoluzione legislativa per uno Stato in cui il ruolo e i diritti delle donne sono tristemente conosciuti, perché quasi pari a zero. Finora trattate alla stregua di bestie, finalmente queste donne potranno vedersi tutelate in un luogo in cui ogni donna dovrebbe sentirsi al sicuro: la propria casa, il proprio rifugio, con la propria famiglia. Quasi non ci si crede!

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Questa legge prevede pene che vanno da un mese a massimo un anno di carcere per chi si macchia di violenza domestica su donne e bambini, ma anche pene patrimoniali che possono arrivare fino a 13.300 dollari. Altro elemento di gran rilievo rilievo riguarda le denunce: le donne che segnalano un abuso non hanno più bisogno dell’autorizzazione del tutore e possono fare affidamento sull’anonimato. Per noi potranno sembrare piccole cose, il minimo sindacale cui ha diritto una donna per difendersi dalla violenza gratuita e immotivata di uomini-padroni, eppure va ricordato che il criterio dell’anonimato del denunciatario è stato introdotto solo ora anche nel nostro Paese e, a pensarci bene, la simultaneità delle leggi è un po’ preoccupante.

In effetti, l’Italia, che si ritiene essere uno Stato in cui alla donna vengono riconosciuti gli stessi diritti degli uomini, è arrivata solo ora al varo di una legge tanto importante e necessaria, condita anche da sciocche e vuote polemiche. Il grande colpo di scena l’ha attuato l’Arabia Saudita. E noi non possiamo che augurarci che questa legge venga fortemente rispettata, costituendo solo il primo passo di un percorso di crescita verso la civiltà. E solo uno Stato in cui tutti i suoi membri vengono trattati equamente può dirsi civile.

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