Cinema
Grand Budapest Hotel
E’ il nono film per Wes Anderson, il regista statunitense che dopo due anni dall’uscita del suo ultimo Moonrise Kingdom, torna ancora una volta a stupirci con le sue bizzarre scene e la sua variopinta fotografia nella commedia presentata a Berlino: Grand Budapest Hotel.
Nel film assistiamo alle evoluzioni del Grand Budapest Hotel, immenso e isolato albergo di lusso raggiungibile soltanto per mezzo di una particolarissima funivia rosa, situato sulle cime innevate che dominano la cittadina (mai esistita) Zubrowska.
Attraverso racconti nel racconto, scaturiti da uno scrittore in cerca di ispirazione in vacanza nell’ormai desertissimo e decadente albergo, il regista narra le vicende e descrive i personaggi dell’immaginaria struttura, percorrendone la storia a ritroso dagli Anni ’80 agli Anni ’30.
Un cast d’eccezione che vede protagonista l’attore Ralph Fiennes (Voldermort di Harry Potter e ufficiale nazista in Schindler’s List) nei panni del concierge dell’albergo Monsier Gustave, uomo responsabile e a cui è affidato l’albergo da uno sconosciuto e misterioso proprietario. Apprezzato da tutti per carisma e compostezza e amato soprattutto da ricche e anziane signore a cui si concedeva -senza dispiacere- in relazioni amorose.
Il co-protagonista è l’esordiente Tony Revolory, il lobby boy Zero Moustafa, un giovane apolide e rifugiato politico, braccio destro nonché ‘complice’ di M. Gustave, nostalgico in età matura e interpretato dal forse poco idoneo per somiglianza F. Murray Abraham.
Fra i volti famosi Bill Murray, Harvey Keytel di Pulp Fiction e Le Iene; Adrien Brody presente già nel film di Anderson Il Treno per il Darjeeling; Edward Norton e Jude Low.
Una commedia divertente che non ci fa mancare nulla. Delitti da risolvere, fughe di galeotti in stile fratelli Coen, furti di opere d’arte, un patrimonio da ereditare, società segrete gestite dagli albergatori e commoventi storie d’amore. Scene inconsuete passate per plausibili con l’ironia tipica del regista.
Lo stile infatti è inconfondibile e lo si riconosce facilmente per la scenografia, per la scelta di dare risalto ai colori rigorosamente accesi, le personalità marcate dei personaggi e il susseguirsi di eventi inattesi che in un mondo e in una storia al limite del surreale, portano gli spettatori a chiedersi senza vergogna: ‘ma esiste davvero il Grand Budapest Hotel’?
Come specificano i titoli di coda, il film è ispirato ai racconti di uno degli scrittori degli Anni Trenta più famosi al mondo: l’austriaco Stefan Zweig, autore conosciuto soprattutto per l’opera Momenti fatali – Quattordici miniature storiche.
I colori sono stati modificati in fase di post-produzione e la maggior parte degli edifici e delle ambientazioni sono state realizzate digitalmente dall’azienda Look Effects per rendere possibile la rappresentazione di uno scenario simile a quello delle favole.
Le musiche sono del compositore francese Alexandre Desplat, già collaboratore con Anderson in Moonrise Kingdom con Bruce Willis, e Fantastic Mr. Fox, film d’animazione nominato all’Oscar per la miglior colonna sonora originale.
Fra le altre pellicole del regista di gran pregio anche I Tenebaum: le vicende di un’assurda famiglia alle prese con i ricordi del passato; Rushmore la storia di un adolescente complicato e del suo amore impossibile e non per ultimo Le avventure acquatiche di Steve Zissou, film decisamente surreale ispirato all’esploratore Jacques Cousteau.
Se vi siete persi Gran Budapest Hotel consolatevi con uno dei film appena citati. Lo stile narrativo e la cura dei particolari di Wes Anderson vi conquisterà!
