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Beautism: un termine con il quale fare i conti
La bellezza conta, sarebbe ipocrita affermare il contrario. Questa affermazione non vuole sminuire nessuna tipologia di donna, anzi, vuole solo mettere luce su un aspetto che ormai ha un nome e definisce una discriminazione sul posto di lavoro. Si tratta del Beautism, termine che indica la maggiore percentuale di successo di cui gode una belle donna rispetto ad una più bruttina nelle selezioni di accesso al mondo di lavoro.
In parole più semplici, se la foto del CV ti presenta bella, avvenente e curata hai il 54% di possibilità in più di essere scelta per un colloquio conoscitivo. La domanda ora sorge spontanea: e le qualifiche professionali? La risposta purtroppo non è stata inclusa nei dati, ma le menti intelligenti possono arrivarci da sole…
Uno studio portato avanti in Francia e in Italia ha evidenziato che il Beutism miete vittime ogni giorno ed è un’arma decisamente a doppio taglio. Se da una parte la bellezza può indurre il responsabile del personale a scegliere voi come candidate ideali, questo gesto potrebbe nascondere delle situazioni imbarazzanti, soprattutto se il posto di lavoro non richiede rappresentanza ne tanto meno physique du role.
La ricerca, basata sull’invio di migliaia di curricula falsi, ha comunque evidenziato che la bellezza conta, in quanto la percentuale in Italia presenta il 54% di candidate scelti in base alla prestanza fisica contro il 7% di candidate più bruttine. In Francia le percentuali migliorano leggermente, 42% su 16%. Dati sconvolgenti, che una volta compresi dovrebbero aiutarci a meditare sia sullo stato del mercato del lavoro e sul fatto che, purtroppo, spesso chi sceglie non è un uomo, ma bensì una donna. Come la mettiamo?

