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Decreto Legge Anti femminicidio per la lotta alla violenza di genere
Facciamo il punto della situazione su un argomento di primaria importanza nella nostra società, che proprio in questi giorni sta tenendo banco nei lavori parlamentari del nostro Governo, scatenando non poche polemiche: il Decreto legge anti femminicidio.
Lo scorso 8 luglio, il Presidente del Consiglio Dei Ministri Enrico Letta così annunciava dal suo account Twitter l’inizio dei lavori per la lotta contro la violenza di genere: “Stamani il Consiglio dei ministri approva il decreto che contiene le nuove norme di contrasto al femminicidio. L’avevamo promesso. Lo facciamo“.
Un passo simile, nel nostro Paese, era più che dovuto e, forse, arrivato anche in netto ritardo, considerato che, ormai, negli ultimi anni la media di vittime di femminicidio è salita a una ogni due giorni e mezzo, con 65 donne uccise solo nei primi sei mesi del 2013 (dati OMS). I dati riscontrati sono vergognosi e scandalosi in una Nazione che si definisce Civile, se si pensa che la violenza domestica è una delle principali cause di morte per le donne.
Gli articoli del decreto legge anti femminicidio sono 12, tra cui:
- la pena aumentata di un terzo se la violenza è commessa in presenza di un minore;
- arresto obbligatorio in flagranza di reato nei casi di maltrattamento familiare e stalking;
- la querela irrevocabile;
- assistenza legale gratuita per le vittime di violenza;
- la polizia potrà buttare fuori casa il coniuge;
- la vittima potrà essere costantemente informata sullo stato giudiziario del denunciato
Il premier Letta si è detto, poi, orgoglioso: “C’era bisogno nel nostro Paese di dare un segno fortissimo, ma anche un cambiamento radicale sul tema […] Molto orgoglioso che il nostro governo abbia deciso questo intervento […] deve dare un chiarissimo segnale di contrasto e di lotta senza quartiere al triste fenomeno del femminicidio“.

