Cinema
L’Ora legale, storia di un Sud che torna sempre indietro
In un cinema affollato come ai tempi dei film di Checco Zalone, sono andata oggi a vedere L’Ora legale, l’ultima fatica di Ficarra e Picone. Il duo comico da tempo sembra aver perso la sua verve, ma non è di questo che voglio parlarvi oggi. L’Ora legale sarà sicuramente campione d’incassi al botteghino, durante la visione si ride e ci si diverte, ma la rappresentazione della Sicilia e del Sud che ne viene fuori è quella di un luogo in cui governano l’inciviltà e l’illegalità. Ma, soprattutto, è un luogo dove niente può cambiare, condannato a essere per sempre uguale a sé stesso.
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All’inizio del film tutti spostano avanti le lancette dell’orologio per l’ora legale, metafora di una ventata di legalità e di cambiamento tanto voluta, ma che poi non piace a nessuno. Quelle stesse lancette poi saranno riportate indietro, in una sorta di ora non solare ma “illegale”, a dimostrare che il Sud torna sempre al punto di partenza, che non vuole davvero cambiare, ma che preferisce continuare a sguazzare nella solita vita.
Tutti i cittadini del film, quando si avvicinano le elezioni di paese, chiedono “cambiamento“; ma questo cambiamento viene poi rifiutato da tutti, tranne che da un unico cittadino che verrà poi rapito da un politico, un mafioso e un poliziotto che si dichiarano “non cattivi, ma necessari”. Neanche un esercizio semplice come svolgere la giusta raccolta differenziata è sopportato dai cittadini di Pietrammare. E allora, tutto torna come prima, come se nulla fosse successo: tornano il traffico, la spazzatura per strada, i finti invalidi, i dipendenti comunali che non fanno nulla, i vigili perennemente al bar, e così via. Tutti di nuovo a lamentarsi e, magari, a chiedere un nuovo cambiamento nel giro di soli sei mesi. È il racconto di un Sud che non è disposto a cambiare, che non vuole realmente nulla di nuovo, ma che è sempre pronto a dare la colpa a qualcun altro.
Sicuramente anche al Nord ci saranno casi di illegalità come questo, ma il film mette in evidenza come la mentalità del Sud sia tutta sbagliata. Un film comico, certo, ma che fa riflettere su come alla fine “niente cambi”: tutto resta com’era, in un’immobilità perenne. Anzi, se possibile, le cose peggiorano. Sarà un caso se le ferrovie della mia zona sono le più lente d’Italia, e che i vecchietti che vi viaggiano raccontano ai giovani di come la situazione sia addirittura peggiorata, rispetto ai loro tempi?
