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Recensione Karma Pesante, Daria Bignardi

Bignardi-Daria-Un-karma-pesante-200x300Titolo: Karma Pesante
Autore: Daria Bignardi

Anno di pubblicazione: 2010

Eugenia ha quarant’anni, due figlie, un marito un po’ particolare e un lavoro invidiabile. I soldi non le mancano, ha amici, hobby, passioni e affetto da tutti coloro che la circondano. Ma a questa donna manca qualcosa: c’è un‘insoddisfazione di fondo che la tormenta, che la fa stare male, che le provoca attacchi di panico e crisi nervose.

Con lo scorrere dei capitoli, viene raccontata la vita di una donna forte, determinata ma profondamente insicura. Si ripercorre ogni momento della vita di Eugenia, dal più traumatico al più sereno: il primo fidanzato che come hobby faceva il pusher, la morte del padre, le prime convivenze e le più grandi delusioni.

Karma Pesante‘, secondo libro della giornalista Daria Bignardi, è scritto in prima persona: scorrevole, lineare, semplice e asciutto. Forse fin troppo.
Complessivamente, un romanzo ben scritto da un’autrice intelligente ed acculturata, ma che di depressione e nevrosi ne capisce ben poco. Personaggi poco approfonditi tanto da apparire, talvolta, addirittura frivoli, superficiali. La carenza di introspezione fa sembrare, dunque, tutto davvero poco credibile: come può una donna che fa il lavoro che ama, piena di tempo libero, con un marito famoso e due figlie splendide e sane, avere attacchi di panico? Come può una regista di successo, come Eugenia, realizzata in tutti i campi,  essere una donna profondamente infelice?

Si legge senza fatica, in due o tre giorni al massimo, ma lascia profondamente indifferenti. Gli spunti sono buoni, il messaggio trasmesso è ben chiaro, ma non dà niente di nuovo a cui pensare, nessuno spunto di riflessione. Arriva tutto troppo chiaro e coinciso, tanto da risultare una serie di nomi, città e date messe in fila, per altro neanche cronologicamente.

Da leggere se si ha molto tempo libero a disposizione, da leggere se non avete proprio nient’altro da fare, da leggere per passare una mezz’oretta in una vita che non è la vostra, per quanto verosimile possa essere. Perché alla fine, un po’, ad Eugenia ci si affeziona.

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