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Animali

Malattie delle tartarughe acquatiche: ipovitaminosi A

Le tartarughe acquatiche conquistano sempre più spazio nelle nostre abitazioni perché sono piccole e hanno bisogno di meno cure rispetto ai cani e ai gatti. Per questo motivo i genitori accontentano le richieste dei figli di avere un animale in casa dirottandoli su pesciolini rossi e tartarughe acquatiche.

Tuttavia dovete essere pronti a gestire delle emergenze perché anche le tartarughe acquatiche possono ammalarsi, una delle patologie più diffuse è l’ipovitaminosi A che colpisce gli esemplari giovani e quelli adulti e può essere complicata se sono presenti dei batteri.

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Cause dell’ipovitaminosi A

La principale causa di questa malattia è un’alimentazione sbagliata. Solitamente al momento dell’acquisto vi consigliano del mangime a base di gamberetti secchi o preparati a base di vitamina A. In realtà sono privi di questa vitamina e del beta carotene, che ne è il precursore. Nel fegato delle tartarughine vi è una riserva di vitamina A e se non viene integrata con l’alimentazione viene azzerata, in questo modo viene compromesso lo sviluppo della pelle e delle mucose.

Sintomi dell’ipovitaminosi A

I principali sintomi riguardano l’alterazione delle mucose, edema alle palpebre (occhi gonfi che spesso vengono scambiati per congiuntivite), anoressia (perché con gli occhi semi chiusi la tartaruga non riesce a vedere dove di trova il cibo). Spesso i proprietari credono che la tartaruga sia in letargo, senza rendersi conto che è impossibile visto che vive in casa. L’importante è non aspettare troppo quando si verificano questi sintomi, perché un intervento tempestivo le salva la vita.

Terapia per l’ipovitaminosi A

La terapia si divide in due fasi. Nella prima viene somministrata vitamina A per via orale una volta a settimana per 4 settimane. Poi è necessario far riaprire alla tartaruga gli occhi con un lavaggio per rimuovere detriti e batteri che viene eseguiti dal veterinario. É fondamentale aiutare la tartaruga a mangiare mettendole il cibo davanti al naso senza forzarla troppo. Se si verificano complicanze sarà necessario associare anche la terapia antibiotica.

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