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Benessere

La cura di sé per il benessere psico-fisico

Risulta ancora difficile pensarci nella nostra globalità, totalità, in cui la mente ed il corpo formano un tutt’uno inscindibile. Con il passare del tempo il corpo si modifica e con esso anche il nostro modo di essere, di pensare e di relazionarci con gli altri. Nel momento in cui la mia mente e il mio corpo sono comunicanti tra loro, nel momento in cui posso decifrare meglio i miei bisogni, li lascio venire a galla per comprenderli, ascoltarli, soddisfarli e lasciare così spazio ad altri bisogni di comparire, mi trovo in una situazione di benessere psico-fisico.

respiro

Compito dell’uomo e della donna è capire “verso quale cammino lo attrae il proprio cuore e scegliere quello con tutte le sue forze” (M. Buber, Il cammino dell’uomo, Edizione Qiqajon, Comunità di Bose, 1947). Si tratta di ricominciare da sé stessi, di costruire la propria vita con senso, significato, valore, che sia orientata verso un qualcosa di autentico.

Un primo e fondamentale passo consiste nel prendersi cura di sé stessi, che non deve tradursi in un individualismo ed in una chiusura. Noi siamo esseri relazionali, possiamo esistere solo in relazione con gli altri, potremmo ascoltare il consiglio che Seneca dà a Lucilio quando gli suggerisce di cercare la compagnia delle persone che lo rendono migliore.

Aver cura di sé, significa anche aver cura di tutto ciò che è altro da sé. La relazione amicale con persone che nutrono dei veri sentimenti nei nostri confronti è di fondamentale importanza, per meglio comprendere se stessi, gli altri, per avere un sostegno psicologico, per non sentirci soli e, soprattutto, per aver la possibilità di sentirci persone “valide” quando riusciamo a confortare ed ad incoraggiare il nostro amico.

Alla domanda “sei felice?” quasi tutti rispondono di no ma, in fondo, a guardar bene, non c’è niente da cercare, nulla da trovare. Si tratta solo di utilizzare in profondità le forze che abbiamo a disposizione, che abitano il nostro essere. Il più grande degli impedimenti all’unico obiettivo del sentirsi bene è la repressione costante che operiamo nei confronti di noi stessi. La felicità o l’infelicità è sempre opera nostra. Siamo gli arbitri e gli artefici del nostro benessere interiore. Felici si diventa mettendo in pratica le “regole sane” che danno slancio e luce all’esistenza.

La felicità non può essere un’eccezione, un raro e fortunato momento che mette in pausa lunghi tratti di sofferenza. Il benessere è uno stato naturale del cervello, che sgorga spontaneamente. Fatichiamo a farlo fluire perché frapponiamo continui ostacoli. Così spesso ci ritroviamo nelle “sabbie mobili” dove la gioia di vivere non scorre più.

Plotino scrive: “Concesso che il vivere bene coincida con l’essere felici, faremo rientrare in questa regola anche gli altri essere viventi. Per esempio gli animali canterini, per quanto abbiano altre fonti di benessere, sono felici quando cantano secondo il loro istinto naturale, e così facendo realizzano la loro vita”. La felicità per tutti gli esseri viventi sarebbe dunque uno stato naturale e permanente che coincide con la realizzazione della propria natura.

“Starò bene solo se…”, “voglio esser felice come quella volta…”, “mi aggrappo alle cose…”, qualsiasi sia la fine di queste frasi, è sbagliata. Dobbiamo smettere di vincolarci a situazioni esterne o a momenti che devono arrivare, alla paura che certe situazioni possano terminare. Non ci possiamo fare niente: per essere felici dobbiamo rinunciare all’idea della permanenza e smettere di proiettare nel futuro immagini del passato nella speranza di renderle eterne.

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