Libri
Il simbolo perduto, la solita solfa di Dan Brown
Questo libro si può riassumere in una parola: Noia. Proprio come ne Il codice Da Vinci, c’è un mistero da risolvere. Proprio come lì, anche qui abbiamo Langdon (personaggio odioso, a dire il vero) accompagnato da una ragazza con cui flirta ma con cui non combina mai nulla. Il mistero alla fine si rivela essere una fesseria, e tu ti chiederai perché hai letto 600 pagine su una cosa del genere.
C’è un cattivo, che però ha un segreto nascosto, e tutto alla fine va per il meglio. No, davvero? Dico, mi prendi in giro? Questa è esattamente una copia del Codice Da Vinci. Se pure scritti ugualmente male e nello stesso modo piatto, Crypto e La verità del ghiaccio per lo meno avevano una trama più originale.
Qui sostanzialmente c’è Langdon che va in giro per New York cercando di svelare il segreto degli antichi misteri dei massoni, il tutto perché è ricattato da un pazzo che ha rapito il suo amico Peter, nonché Venerabilissimo Maestro della massoneria. A parte la difesa ad oltranza della massoneria, di quello che fanno e delle scienze noetiche (su Wikipedia sono segnate come ‘pseudoscienze’, tanto per dirne una), ciò che sconvolge è la solita trita e ritrita storia del potere che l’uomo ha in se stesso, dell’elevarsi a Dio e bla bla bla. Qualcuno si sofferma sulle imprecisioni storiche e non del libro, ma questo se vogliamo è il danno minore. Chi mi restituirà le ore perse a leggere questo mattone?
