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Il ronzio di una babele: il Villaggio olimpico di Monaco
Se sentite l’odore delizioso di cibo coreano al primo piano ma siete più in vena di un bel piatto di pasta, continuate a salire le scale: ci sono tutte le possibilità che uno dei 1.900 studenti che affinano il loro cervello in un appartamento del Villaggio olimpico di Monaco di Baviera sappia preparare un ragù alla bolognese. L’edificio è stato sede di un evento internazionale altrettanto diversificato come le Olimpiadi, con la differenza che oggi è la mente a essere allenata. La comunità universitaria di Monaco è orgogliosa di prendersi cura dei suoi studenti. Quarantacinque anni dopo la sua apertura e il massacro che avrebbe sancito di fatto il suo posto nella storia, infatti, il Villaggio olimpico si è reinventato grazie a un’eccellente ristrutturazione e alle migliaia di sorrisi cosmopoliti che illuminano le finestre ogni mattina.

Nel 1972, questo complesso fu teatro di un attacco terroristico in cui morirono 17 persone, tra cui 11 atleti israeliani. All’epoca nessuno poteva saperlo, ma Monaco avrebbe ospitato i giochi olimpici più tragici della storia. Tuttavia, gli abitanti della città hanno rifiutato di voltare le spalle al passato, e da allora hanno imparato ad amare questa costruzione dal caratteristico aspetto alpino. Così, dopo le Olimpiadi, la struttura è stata convertita in alloggi, offrendo ampio spazio al tesoro più prezioso della città: gli studenti.
La parte del Villaggio olimpico a loro adibita è la stessa che ospitò gli atleti nel 1972: un edificio di 19 piani con 900 appartamenti. Quando nel 2010 è stata avanzata la necessità del riordino, il lavoro doveva soddisfare il requisito (molto tedesco) di essere pratico ed efficiente. Una grande attenzione è stata così focalizzata su un elemento fondamentale: il pavimento. Questo, con le sue proprietà di isolamento acustico, forza e igiene, è infatti un aspetto essenziale in un edificio che pullula di studenti rumorosi. Pertanto, la ricerca della pavimentazione ideale è stata una priorità, trovata infine nel Mondo Grain: pavimento in gomma multicolore, di prezzo accessibile e a lunga durata.
L’ambizioso progetto di ristrutturazione ha coinvolto anche l’esterno dell’edificio, specie in termini di efficienza energetica. Il “labirinto bianco” conserva ancora tutto il suo fascino degli anni Settanta, nonché le viste da paesaggio alpino. Costruito tra il 1969 e il 1971 su progetto di Günter Eckert, il complesso è completamente circondato dal Parco Olimpico: l’idea era quella di realizzare il massimo contrasto possibile con le graziose file di bungalow disegnati da Werner Wirsing. Il risultato? Quando nel 2012 la ristrutturazione è stata completata, l’edificio non aveva perso nulla del suo fascino né del suo simbolismo olimpico.
Nella zona circostante, i visitatori possono riconoscere il ronzio di una babele in cui ciascuno si sente a casa sua. E ci sono molte curiosità sorprendenti, come ad esempio il fatto che all’interno dell’edificio non esistono pilastri e che la tradizionale Munich Olympic Walk of Stars (Passeggiata delle celebrità all’olimpico di Monaco, ndr) è a un tiro di schioppo. È anche molto vicino al lago del villaggio, uno spazio per il tempo libero amato dagli abitanti della città, utilizzato per pic-nic, lunghe passeggiate o semplicemente per godersi gli spazi aperti.
L’Olympiapark non è tuttavia l’unica destinazione locale per gli amanti di architettura e design moderni: un giro nelle vicinanze offre anche la possibilità di una visita al museo della BMW (Bayerische Motoren Werke, o Bavarian Motor Works), meta imperdibile per gli appassionati di auto. E non dimentichiamo neppure la torre televisiva, altra attrazione del Villaggio olimpico, perfetta per scattarsi un selfie panoramico come ricordo del viaggio.
