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Maternità

Come la gravidanza modifica il cervello femminile

I risultati di due recenti studi

Lo studio dei meccanismi riproduttivi e di tutti i fenomeni che si accompagnano ad una gravidanza ed alla nascita di un nuovo individuo da sempre appassionano in maniera particolare ricercatori e studiosi.

Oggi conosciamo nel dettaglio tutte le fasi che portano dalla singola cellula uovo fecondata dallo spermatozoo allo sviluppo di una nuova vita, che nell’arco di nove mesi è pronta per affrontare il mondo all’esterno dell’utero materno. Moltissime ricerche sono state condotte sui fattori in grado di influenzare la crescita intrauterina ed oggi disponiamo di grandi conoscenze, che permettono di creare le migliori condizioni possibili per l’embrione, sin dalle prime settimane di gravidanza.

Naturalmente, sappiamo molto anche per quanto riguarda i cambiamenti che si verificano nell’organismo femminile. Oggi, chiunque può accedere ad una guida che spiega passo per passo come il fisico della futura mamma si modifica a partire dalla quarta settimana di gravidanza: i cambiamenti sono moltissimi, sia fisici sia sensoriali. Per comprendere meglio la profonda mutazione che la futura mamma dovrà affrontare a partire dalla scomparsa del ciclo mestruale, che sancisce l’inizio dei 9 mesi di gestazione, si può consultare questa pagina di approfondimento sulla quarta settimana di gravidanza.

Al di là dei cambiamenti fisici, pochi risultano essere i dati scientifici in nostro possesso per quanto riguarda il modo in cui la dolce attesa modifica la psiche della donna. Diverse ricerche sembrerebbero indicare che, nel corso della gravidanza, si verifichi una serie di cambiamenti irreversibili a livello del numero e dell’organizzazione dei neuroni in specifiche aree del cervello.

Cambiamenti in positivo

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Un recente studio, portato avanti dagli psicologici della californiana Chapman University e pubblicato sulla rivista scientifica “Current Directions in Psychological Science”, ha posto la sua attenzione sui cambiamenti che si verificano a livello fisico nel cervello femminile durante la gestazione, scoprendo che essi servirebbero per preparare la futura mamma ai compiti ai quali dovrà assolvere dopo il parto.

L’organismo delle donne, durante i nove mesi, è esposto a vere e proprie ondate di ormoni femminili, superiori persino a quelle che si verificano nel corso dell’adolescenza. L’encefalo è tra gli organi che maggiormente risentono di questo “bombardamento ormonale” tanto che, negli ultimi anni, è stata introdotta la definizione di “mommy brain” per indicare i cambiamenti a livello del sistema nervoso introdotti con la gravidanza.

Se da una parte molte donne, specie nel corso dell’ultimo trimestre, lamentano un generico senso di annebbiamento, piccole difficoltà nel compiere i gesti quotidiani oppure leggeri vuoti di memoria, i dati emersi nel corso di altri studi scientifici sembrerebbero indicare, tra le altre cose, un aumento della capacità olfattiva ed uditiva. I ricercatori hanno interpretato questo particolare fenomeno, ipotizzando che, evolutivamente, l’acuirsi dei sensi in seguito alla maternità possa essere utile per garantire la sopravvivenza della prole.

Altri interessanti dati evidenziati dai ricercatori della Chapman University indicano che la gravidanza può rappresentare davvero uno stato di grazia per la donna: mentre nelle prime settimane nel corpo prevale la gonadotropina corionica, un ormone che effettivamente può essere causa di nervosismo e turbe dell’umore, nel corso della gravidanza è il progesterone a farla da padrone, l’ormone che impedisce la maturazione di nuove cellule uovo, interrompendo il ciclo mestruale e rendendo possibile la gestazione. È stato ormai da tempo dimostrato che questo composto steroideo agisce molto positivamente sull’umore femminile.

Cambiamenti in negativo

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Il sistema nervoso delle donne sarebbe esposto anche a cambiamenti che possono rivelarsi negativi.

Nel corso dell’ultimo Annual Canadian Neuroscience Meeting, gli studiosi della British Columbia University hanno reso pubblici alcuni interessanti dati, relativi agli effetti delle terapie sostitutive a base di estrogeni circa la prevenzione dell’Alzheimer. Queste terapie vengono comunemente impiegate nelle donne in menopausa, per prevenirne alcune conseguenze dannose, come l’osteoporosi.

Nel corso della ricerca scientifica, topi di sesso femminile di diversa età sono stati trattati con due composti ormonali: l’estradiolo e l’estrone. Il secondo, naturalmente più abbondante nei soggetti di età maggiore, ha mostrato le conseguenze più interessanti: mentre andava a migliorare le capacità di apprendimento nei topolini che non avevano mai affrontato una gravidanza, le peggiorava nettamente in quelli che avevano figliato più volte. Ancora una volta, gli studiosi hanno individuato la causa di quanto osservato negli effetti dell’ondata ormonale a cui è sottoposto il cervello femminile nel corso della gravidanza: l’ippocampo, sede delle funzioni relative a memoria ed orientamento, subisce profonde modifiche, soprattutto per quanto riguarda la neuroplasticità delle cellule nervose, ovvero la loro capacità di crescere e ripararsi in seguito a danni.

Tale effetto non è stato invece rilevato in relazione alla somministrazione di estradiolo, che anche per questo motivo rimane l’ormone femminile di elezione nelle terapie sostitutive.

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